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Sulla mia pelle

  • Uscita:
  • Durata: 100min.
  • Regia: Alessio Cremonini
  • Cast: Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano
  • Prodotto nel: 2018 da LUIGI MUSINI, OLIVIA MUSINI, ANDREA OCCHIPINTI PER CINEMA 11, LUCKY RED
  • Distribuito da: NETFLIX, LUCKY RED

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

La storia di Stefano Cucchi, morto a 31 anni all'ospedale Sandro Pertini, mentre era in stato di detenzione e della settimana che ha cambiato per sempre la vita della sua famiglia...

Dalla critica

  • Cinematografo

    Sulla mia pelle , atteso film di apertura della sezione Orizzonti a Venezia75, ripercorre come noto gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, dall’arresto alla morte per le percosse subite. Una vicenda tragica che dopo nove anni non ha ancora avuto una risposta definitiva sebbene vi siano state sentenze e ribaltamenti delle stesse in un continuo gioco di verità, occultamenti, ammissioni e reticenze. Alessio Cremonini, alla seconda regia, dimostra padronanza del mezzo e della narrazione giocando di sottrazione nelle scelte di regia e non addentrandosi oltre il dovuto nelle pieghe dell’inchiesta per concentrarsi invece su Stefano e il suo personale calvario. Stefano che ha un rapporto di grande amore con la sorella e i genitori, che pure spaccia per sopravvivere, che conosce le regole degli arresti comprendenti anche la violenza, che nonostante questo decide di non tradire. Stefano ragazzo qualunque, a suo modo speciale. Tutto avviene in fretta, spaccio arresto e pestaggio, non la fine. Sarebbe tuttavia un errore pensare che Sulla mia pelle rappresenti un’operazione di beatificazione. Aderente ai fatti, ai verbali dei processi, alle testimonianze, al contrario ricostruisce un’esistenza votata alla rovina senza nulla nascondere. Nell’adesione alla cruda realtà sta del resto tutta la tragicità della storia, una concatenazione di errori che il ragazzo pagherà sul proprio corpo. Una figura esile e segnata fatta rivivere da un bravissimo Alessandro Borghi, immedesimato nel protagonista sino alla sofferenza estrema eppure mai eccessivo. Il dimagrimento, la voce, l’andatura cercati e trovati nello sforzo di aderire al vero Stefano lasciano senza fiato, ma a colpire più di ogni altra cosa è lo sguardo rassegnato di chi ha perso fiducia nel mondo e nelle istituzioni. Che è come finisce per sentirsi lo spettatore di fronte a questo esempio di cinema civile, alto, necessario e senza appello.

  • Il Corriere della Sera

    Ricostruendo quel tragico calvario, il regista si preoccupa di evitare ogni eccesso melodrammatico e ogni accusa di voyeurismo (...). Il film vuole solo mostrare quello che è oggettivamente documentabile e che testimonia la superficialità di chi si è limitato a «fare il proprio dovere». I molti campi lunghi e i lunghi silenzi poi non raffreddano l'emozione ma la caricano di una tensione a tratti davvero straziante. Anche per merito della straordinaria prova di Alessandro Borghi, dimagritissimo, emaciato, catatonico, bravissimo nel restituire il pesto e rassegnato Stefano Cucchi.

  • Avvenire

    (...) una tragica odissea fatta di errori e prepotenze, indifferenza e paura, decisa a restituire il calvario di Stefano, ma anche attenta a non emettere facili sentenze. (...) Per interpretare Cucchi, Borghi ha fatto uno straordinario lavoro anche sul proprio corpo, che oltre a perdere diciotto chili si è come spento e ripiegato su se stesso. Ma se la sua è un'interpretazione fuori dal comune, bravissimi sono pure Jasmine Trinca nei panni di Ilaria Cucchi e Max Tortora e Milvia Marigliano in quelli dei genitori. Merito del film poi non è solo quello di lavorare di sottrazione rinunciando ad accuse e proclami, ma anche di raccontare con lucidità tutte le contraddizioni di Stefano, il rifiuto di denunciare e di farsi ricoverare subito dopo il pestaggio.

  • La Repubblica

    Concepito come un film-dossier tradizionale (...) il film è piuttosto semplice e senza grandi sfumature, ma si fa apprezzare soprattutto per i pericoli di retorica quasi sempre evitati e per la prova degli attori: ovviamente Alessandro Borghi alle prese con un personaggio difficilissimo, ma anche Jasmine Trinca nel ruolo della sorella Ilaria, protagonista di una tenace battaglia per ottenere la verità. Impressionante la didascalia finale, che ricorda come in quel 2009 i decessi nelle carceri italiane siano stati ben 176.

  • Il Manifesto

    Durissimo e preciso nel colpire là dove deve andare a segno senza deviazioni di percorso 'Sulla mia pelle' di Alessio Cremonini accompagna con rara umanità fino alla morte la settimana di agonia di Stefano Cucchi. E noto il caso della morte in carcere del giovane geometra arrestato per detenzione, spaccio e uso di stupefacenti, il più conosciuto dei 176 casi di decessi in carcere nel 2009. (...) il primo film italiano in programma alla Mostra è stato accolto con grande consenso ed emozione, asciutto e convincente, un crescendo drammatico di pietas e di denuncia. Il rigore del film è costruito sugli atti dei processi e sull'impostazione che si mantiene apparentemente distante da accuse dirette, allargando il discorso da un eclatante caso specifico a una più generale denuncia della violazione dei diritti umani. In questo senso colpisce la maturità di una costruzione cinematografica cosi capace di mettersi in diretto contatto con un pubblico internazionale. Il film procede con interventi progressivi di rara abilità nel sintetizzare inizialmente i tratti della personalità del giovane, poi il crescendo drammatico per ellissi, senza interventi declamatori, senza sbavature, senza creare artificiosamente vittime e carnefici, nella normalità della tragedia. (...) Più che un'interpretazione quella di Alessandro Borghi per Cucchi sembra essere un pressante desiderio di riportarlo in vita tanta è la forza che trasmette pur nel raccontarne la lenta agonia, una rara immedesimazione fatta di ruvido calore, di rabbia impotente che nella seconda fase del film diventa una complessa veglia funebre. (...) Nel rigore di una sceneggiatura che scandisce gli eventi e i giorni Cucchi è costretto sempre di più nel suo isolamento (...). Perde un po' alla volta ogni contatto che non sia quello del dolore che prova. Questo isolamento è descritto alla perfezione e anticipato dalla dolorosa esperienza in comunità, dalla sofferenza procurata ai familiari (tutto interiorizzato in Max Tortora) e dalla durezza della sorella (Jasmine Trinca entrata rispettosamente in un'area privatissima) sviluppa la qualità del racconto tutto fatto di equilibrio e di misura, cosa rara trattandosi di una denuncia di violazione dei diritti che si può applicare a varie situazioni non solo nazionali. (...) Il film nasce dal desiderio di strappare Cucchi alla fissità di quelle terribili, ben conosciute fotografie che lo ritraggono sul letto di morte, e ridargli la parola.

  • Il Fatto Quotidiano

    Immagini-precipitato di un'indifferenza colpevole, immagini-precipizio di un'umanità a scomparsa, 'Sulla mia pelle' le congiunge per asindeto, con una rappresentazione piana, semplice, che rischia persino di cadere stilisticamente nell'indifferenza che condanna. Non racconta quel che chi si sia interessato al caso Cucchi non sappia, ma 'è un film che è un atto dovuto: non semplice cronaca, ma riappropriazione della realtà'. Nel cast anche Max Tortora (dopo La terra dell'abbastanza altro ruolo che gli rende giustizia) e Milvia Marigliano, alias i genitori di Stefano, Borghi conferma dedizione, profondità e resa, Trinca di essere meglio a bassi giri, e per inaugurare Orizzonti non c'è male, anzi.

  • Nazione-carlino-Giorno

    Con una mole documentale e testimoniale privilegiata e un centrato, premiabile, Alessandro Borghi, mimetizzato nell'ostinazione, nella paura e nella progressiva debilitazione del personaggio, Cremonini riesce a condurci nei fatti fin dove sappiamo lasciando a ipotesi e deduzione il resto. (...) una cosa il film dice chiara fino nei segni fisici devastanti: il delitto incominciò nell'oltraggio alla legge compiuto da figure istituzionali.

  • Il Messaggero

    Si può realizzare un bel film da una storia orribile? L'ha fatto Alessio Cremonini con "Sulla mia pelle", agghiacciante ricostruzione di ciò che accadde a Stefano Cucchi (...). Cremonini non lo santifica né mortifica, anzi ne esaspera quelle contraddizioni che sembrano ripicche autolesioniste figlie di rabbia e sensi di colpa. (...) magnifici i genitori interpretati da Max Tortora e Milvia Marigliano più una coriacea Jasmine Trinca nei panni della sorella Ilaria (...). Borghi è eccezionale ma il film è addirittura più grande della sua prova. Si esce dalla visione stravolti. Questo è grande cinema italiano.

  • Il Giornale

    Film manifesto? In parte. Di denuncia? Anche. Un dovere civile? Così lo considerano regista e cast. Un titolo già in odore di polemiche? Di certo. Un bel film? 'Sulla mia pelle' (...) è più che altro un film necessario (sette minuti di lacrime e applausi alla proiezione ufficiale). Al netto della bravura del protagonista, un irriconoscibile e applauditissimo Alessandro Borghi nella parte di Stefano Cucchi (...), è soprattutto un film necessario. Attenzione: studiato e costruito sulle testimonianze e sulle carte, oltre 10mila pagine di verbali alla base della sceneggiatura, 'Sulla mia pelle' non è una sentenza. Peraltro c'è un processo aperto, e il «presunto» pestaggio infatti non è mostrato sulla scena. Ma è un atto dovuto. Dà voce (e soprattutto corpo: martoriato, emaciato, sofferente; un film fatto di luci livide e di ecchimosi che parlano) all'unica persona che non ha mai parlato, cioè la vittima. Stefano Cucchi. (...) E soprattutto mette in croce un sistema, cioè il Sistema, e non solo carcerario, italiano. (...) Nessuno parla, al massimo cerca di discolpare se stesso. E alla fine ne escono male tutti. (...) L'aspetto più shockante del film - duro, claustrofobico, angosciante: e il fatto che prima ancora di entrare in sala la cronaca ci abbia già detto come andrà a finire, non smussa di un fotogramma la drammaticità del racconto - è proprio il fatto che chiunque si sia trovato davanti alla storia di Cucchi si sia voltato dall'altra parte. (...) Film di poche parole ('Sulla mia pelle' vuole opporsi alla più grande delle ingiustizie, il silenzio), molto misurato (non è un film «cattivo», ma impietoso: che è diverso), e che pone una domanda precisa (come mai un cittadino italiano, colpevole, perché è in flagranza di reato, di avere 20 grammi di hashish addosso, viene arrestato, ma dopo sei giorni muore mentre è nel carcere di un ospedale?) (...).

  • La Stampa

    Non solo un'interpretazione mimetica. Non solo una prova attoriale, in linea con gli standard hollywoodiani. Non solo una stupefacente trasformazione fisica, seguita alla dieta che gli ha fatto perdere 18 chili. Nel modo con cui Alessandro Borghi è diventato Stefano Cucchi, nel film di Alessio Cremonini «Sulla mia pelle», c'è qualcosa di più. L'adesione profonda all'odissea del protagonista, il desiderio di rendere giustizia a chi in vita non ne ha avuta. Per Borghi si apre da oggi, ne siamo certi, una stagione di premi e riconoscimenti. Ma il trionfo più grande è già arrivato, con il commento di Ilaria Cucchi che, dopo aver visto il film, gli ha detto: «Io non so come hai fatto, ma sei diventato uguale a Stefano».

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